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                <title>BULGARIA 120 km sui Balcani</title>
                <pubDate>Thu, 17 Sep 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
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                <title>ROCK AND ICE ULTRA</title>
                <pubDate>Wed, 08 Jul 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
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                <title>Deserto dellÂ’Oman</title>
                <pubDate>Wed, 01 Oct 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
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                <title>North Pole</title>
                <pubDate>Sat, 07 Apr 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Maratona corsa su neve e ghiaccio.
Tutta con racchette da neve!!
Secondo assoluto con 3h43' a soli 6 minuti da Mac Guire (12° ai mondiali della 100 km, Corea 2006!!)                    ]]>
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                <title>Sahara Race</title>
                <pubDate>Sat, 28 Oct 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Da "Sahara Sconosciuto"
di Laszlo E. Almasy

"Io amo il deserto.

Amo la pianura infinita che trema nel riflesso della fata Morgana, le frastagliate vette di roccia, le catene di dune che somigliano a onde di un oceano pietrificato, amo il semplice, duro, lavoro nella semplicità del campo, sia quando la notte è chiara e il freddo taglia le ossa, sia quando la tempesta di sabbia infuria e morde la pelle....

Il Deserto è terribile e spietato, ma chi lo ha conosciuto è costretto a ritornarci."                    ]]>
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                <title>Atacama</title>
                <pubDate>Fri, 28 Jul 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Da "Memorie del Deserto"
di Ariel Dorfman

"Le condizioni di vita nel Deserto sono dure e difficili -diceva Pedro de Valdivia- si ha bisogno dei propri vicini più che in città. Ognuno ha solo l'altro per sopravvivere. Per questo il senso di solidarietà è più forte, più necessario che altrove. E questo porta a una cultura della tolleranza e della condivisione".
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                <title>Gobi March</title>
                <pubDate>Sat, 03 Jun 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Da "La porta Proibita"
di Tiziano Terzani

"Piatto. Arido. Pauroso.
Sotto un cielo senza nuvole, nella calura allucinante, la distesa di sabbia e sassi va al di là dell'orizzonte e della fantasia umana. A momenti è grigia come la cenere spenta, a volte è marrone, ora è violetta, ora nera come fuliggine o rosa rossastra come bocciolli di pesco, qui inimmaginabili.
Un uomo potrebbe camminare per giorni e giorni nella stessa direzione senza incontrare nient'altro che la propria morte, in un assoluto paesaggio lunare di polvere dai mutevoli colori, mossa da un continuo vento caldo e impetoso.
Gli Uighur lo chiamano il Taklamakan, che nella loro lingua significa "ci entri dentro e non ne esci mai", i mongoli lo chiamano semplicemente Gobi, deserto."

Ebbene ragazzi, ci sono stato e ne sono uscito...... secondo assoluto.
L'ho trovato ostile, cattivo, con poca poesia e tanta steppa bruciata.
L'uomo, nei secoli, vi è passato ed ha lasciato il segno, un segno non bello, contaminante.                    ]]>
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                <title>Olimpiadi Invernali Torino 2006</title>
                <pubDate>Thu, 02 Feb 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      Una Città che sorride

“Bene ragazzi, ci voleva questa pausa pranzo”; sono a Palermo e, dopo una mattinata di lavoro convulso, mi fermo per pranzare con i miei Concessionari Siciliani, un pasto veloce per poi ripartire alla volta di Enna.
Mentre stiamo per sederci a tavola ecco l’ennesimo trillo del telefonino, “strano -penso tra me- non è un numero memorizzato”.
“Sono Galanzino, buongiorno” -rispondo come sempre-
“Ciao Galanzino, sono Mimma Caligaris” –sento dall’altra parte-
“Ciao Mimma, come stai? Che piacere sentirti, che novità mi racconti?” –chiedo un po’ stupito per la telefonata inaspettata-
“Beh, la novità è che domani tu farai il tedoforo, ho la lista ufficiale del Comitato Organizzatore ed a te spetta l’ultima frazione a Tortona, pronto?!, pronto?!...”
“Si, pronto Mimma, non sono svenuto...... ma cos’hanno questi nella testa? Si può sapere dall’oggi al domani, letteralmente, una cosa del genere? Io sono a Palermo per lavoro e dovrei trattenermi qui per altri 2 giorni per finire il mio giro, figurati se vengo su, ma ne sei sicura?”
“Si, guarda, ti mando via mail l’elenco dove troverai conferma che ci sei e ti chiameranno dal Comitato Organizzatore per confermartelo.
Di li a breve vengo inseguito, come fossi un calciatore di serie A (che onta, per me che non sopporto il calcio), da una trentina di telefonate, le più disparate: dall’amico che si complimenta (ma come farà a saperlo già?), al Presidente del Consiglio Comunale, da mia moglie a, finalmente, i membri del Comitato Organizzatore.
A questo punto la cosa è certa, che faccio? 
La risposta viene spontanea in pochi secondi: la Fiamma Olimpica passa una volta sola, la Sicilia rimarrà dov’è ancora per qualche era geologica, quindi prenoto il primo aereo e rientro, per una volta il lavoro farà un passo indietro.
Anzi, con abile mossa di marketing, i miei concessionari telefonano ai clienti con cui avevamo fissato gli appuntamenti a seguire e li coinvolgono nella bella notizia, avrò qualcosa in più da raccontare quando tornerò a visitarli.
Via!! Si vola a casa.
Il mattino dopo l’appuntamento è per le 6,45 alla Visauto alle porte di Tortona e qui comincia il cammino organizzativo; siamo fortunati perchè, in questo lungo inverno, troviamo una giornata tiepida e soleggiata.
Ci vengono consegnate le tute ufficiali dei Tedofori che sono bellissime, bianche con richiami arancioni e gialli: i colori di Torino 2006.
Alla vestizione veloce seguono gli insegnamenti su come si accende la fiaccola, su dove ci porterà il furgone navetta e su dove ci prenderà l’altra navetta una volta compiuto il nostro tratto.

A me è stato assegnato il tratto più bello, dalla parte finale di via Emilia al Municipio, che onore.

Eccoci, tutti sulla navetta, i tedofori di Tortona, emozionati come scolaretti (ma chi l’avrebbe pensato!), tutti con la divisa uguale ed ognuno con la sua storia: dalla bimba che ha vinto questa esperienza stappando una bottiglia di Coca-Cola a Martini, Finalista nella Maratona Olimpica di Monaco. 

I primi partono in aperta campagna scortati dalla Polizia ed accompagnati dai furgoni dell’organizzazione, pochi curiosi rallentano con le auto e li incitano applaudendo.
Man mano che ci si avvicina alla città, aumenta il numero degli spettatori e cresce il rumore degli applausi e del vociare.
Accidenti! L’ingresso della Città, all’altezza del Comando Carbinieri, è già affollatissimo... ma chi l’avrebbe detto!
Eppure, ad ogni cambio di tedoforo, man mano che ci si avvicina al centro, la gente aumenta fino a diventare una vera e propria folla in via Emilia ed in Piazza del Duomo.
“Ma a Tortona abita così tanta gente?” mi chiedono gli altri tedofori, io stesso sono stupito.
La navetta prosegue e, per ultimo scendo io, in piena via Emilia.
Scendo e, anche se non ho ancora ricevuto il fuoco, vengo applaudito!
E’ incredibile! 
Due ali di folla intorno, i bimbi che vogliono fare le foto con il tedoforo e con la fiaccola, mia moglie che mi filma.... mi vengono gli occhi lucidi.
Ecco che mi corre incontro il tedoforo precedente, accostiamo le fiaccole, il fuoco passa dalla sua alla mia, posso partire corricchiando.
Ora è come se fossi in un film muto, i rumori sono cosi tanti e così diversi che non si sentono più, vedo invece con nitidezza tutti i volti e vedo tre generazioni di miei concittadini che sorridono, bimbi, genitori e nonni..... tutti che sorridono!! 

Vedo i miei genitori e vedo i miei figli, Giacomo e Giulio, lì con le loro scuole per assistere al passaggio della Fiamma Olimpica.
Non sono più io che passo, sono le Olimpiadi.
Forza Tortonesi, tirate fuori il sorriso più bello che avete!!
Non lo dimenticherò mai!!
Grazie!!
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                <title>Raid TenerÃ¨ Passion</title>
                <pubDate>Sat, 10 Dec 2005 00:00:00 GMT</pubDate>
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                <title>Neanderthal Trail</title>
                <pubDate>Sun, 05 Jun 2005 00:00:00 GMT</pubDate>
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                <title>Marathon des Sables</title>
                <pubDate>Tue, 19 Apr 2005 00:00:00 GMT</pubDate>
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                    <![CDATA[
                      MARATHON DES SABLES 2005: sabbia e parole. Ovvero, frammenti di un improbabile diario di bordo.

Di Nicola Negri 



7 Aprile 2005. Dopo mesi di allenamento finalmente inizia l’avventura della 20° Marathon des Sables! Partenza dall’aeroporto della Malpensa, ritrovo dei 51 italiani. Siamo veramente un sacco e quasi tutte facce nuove. Il viaggio è abbastanza scomodo per le coincidenze aeree pessime. L’albergo a Ouarzazate non è ottimo invece. Doccia (finché si può…) e a nanna.
8 Aprile. Colazione a buffet ipercalorica (finché si può…). Breve tour nella città vecchia di Ouarzazate e partenza in pullman per Rissani sede del primo campo e dove partirà la M.d.S. “Comodo” viaggio di 330 Km in 5h con pranzo al sacco nel deserto, “toilette” compresa… Inizio a familiarizzare visivamente con le inusuali dimensioni del paesaggio marocchino. Fine della strada asfaltata. Il trasferimento al campo (2 Km) lo si fa caricati su camion militari. Il deserto ci da il benvenuto con fastidiose folate di sabbia (roba da niente, mi dicono i veterani…). Prima distribuzione di acqua, assegnazione tende (la mitica 50!). Si fa conoscenza con gli altri compagni di viaggio co-inquilini nella tenda berbera. L’autosufficienza deve ancora iniziare quindi si cena al catering dell’Organizzazione. Prima notte in bivacco. 
9 Aprile Siamo in nove alla “50”, alla mattina l’odore di fumo non è della tenda che prende fuoco ma del Varano che mi fuma attaccato al naso (si chiama Giorgio ma il soprannome è dato dalla sua andatura ondeggiante dovuta ad una protesi all’anca). Cominciamo bene…Colazione. Giro x la tendopoli, sulle tende ci sono bandiere da tutto il mondo. Fatte anche le foto con Alcide per il nostro Gruppo Podistico AVIS Suzzara, pure con il dromedario! Facciamo una corsetta più per ammazzare il tempo che per sgranchire le gambe. La cresta alle spalle del campo è piena di fossili e consente di vedere il campo dall’alto con le tende disposte a formare un enorme “20”, il numero dell’edizione 2005 della M.d.S.. Eccomi in fila per l’apertura della “boutique” con il merchandising ufficiale: occhiali antisabbia, cappellini, e soprattutto gli indispensabili Buff (“aggeggio” multiuso che fa da passamontagna, turbante o sciarpa antisabbia). Passano le verifiche tecniche e mediche, l’autocertificazione del possesso delle calorie minime e dei materiali obbligatori (sacco a pelo, telo termico, bussola, ecc.) velocizza molto questa operazione normalmente lunghissima. Ci consegnano le pastiglie saline e razzo x segnalazione d’emergenza. Alcide deve rifare l’elettrocardiogramma per eccesso di scrupolo di una dottoressa… Ora inizia ufficialmente l’autosufficienza, è stato consegnato il bagaglio, quel che c’è c’è… D’ora in poi l’Organizzazione ci darà solo 9 litri d’acqua al giorno, a parte la cena di stasera. Nel pomeriggio si alza una vera tempesta di sabbia … Un casino! Si fanno centinaia di metri x cercare massi per rinforzare la tenda berbera. Però si balla e canta ugualmente per il briefing ufficiale con benvenuto da parte di Patrick Bauer (padre-padrone della M.d.S.). Ultima cena a “sbafo”, si cerca di fare incetta delle ultime bottigliette di vino… A letto alle 20:30 domani si parte. Fa più freddo della notte precedente, lo sapevo, dovevo tenere la maglia in micropile… 
!0 Aprile. I tappa: IRHS®KHERMOU - 29 Km Sveglia all’alba. Bisogna preparare il fuoco per scaldare l’acqua per i liofilizzati ed il the della colazione. Comunque di rimanere nel sacco a pelo non c’è possibilità, i magrebini dell’Organizzazione iniziano a smontare le tende alle prime luci del mattino. Tenuta da battaglia e ci si raggruppa sotto lo striscione dello start. L’elicottero volteggia e ci si sbraccia al suo indirizzo. Un altro “20” è stato composto disponendo i quasi 800 partecipanti a formare le due cifre. Manca poco allo start ufficiale. Ci siamo! Dopo mesi di preparazione siamo al dunque. Non sono né agitato ne euforico. Un strana tranquillità mi pervade. “Quel che è fatto è fatto” mi dico, sarò tranquillo perché ritengo di essermi preparato adeguatamente? Col senno di poi scoprirò che la tranquillità mi derivava dall’inconsapevolezza di ciò che stavo per intraprendere… Partiti! L’ordine mentale è chiaro, almeno per me, “non andare piano, vai più piano!”. Come ci ha detto la sera prima il “Principe” un amico siciliano veterano di numerose edizioni (sempre nei primi 50…) la M.d.S. inizia alla terza tappa, quindi è fondamentale amministrarsi. Comunque il paesaggio è stupendo. Una marea di gente, una landa desolata e un Jebel (cresta, altura) a cui stiamo correndo incontro per attraversarlo. Il fondo è buono, sabbioso ma compatto. Lo zaino, che supera i 9 Kg, non si sente. Ho proprio voglia di correre in questa dimensione inusuale. Ecco le prime dune, “solo” 3,5 Km, si superano agevolmente. Ed ecco l’arrivo della prima tappa. Meno di tre ore e mezza per 29 km, non male, possiamo ritenerci soddisfatti, ma domani devo partire più lentamente. Punzonatura per l’acqua e si cerca la propria tenda. Alcide e Checco sono arrivati ben prima di me separati da un secondo che è già motivo di sfottò. Dopo tutto questa è una gara con una classifica ufficiale… Si puntella al meglio la tenda, mi tolgo con una spugna la polvere di dosso e mi stupisco che mi sia bastato neanche mezzo litro d’acqua per sentirmi pulito. Se penso a quanta se ne usa per una doccia a casa. Relatività…Ora la priorità è la ricerca dei legnetti per il fuoco, necessità di base. In questi contesti la nostra dipendenza tecnologica si annulla. Pochi mezzi = pochi bisogni, è la filosofia del deserto e ci si adegua, sinceramente senza tanti rimpianti. Un pasto caldo e un sacco a pelo in questo contesto riacquistano il loro vero valore. 19:30 tramonto, alle 20 siamo già in branda, non è che ci sia molto da fare, e domani la tappa sarà molto impegnativa.
11 Aprile. II tappa: KHERMOU®JEBEL EL OFTAL – 37.5 Km Secondo giorno, la notte è passata tranquilla, il Varano dopo le mie educate ma ferme richieste non fuma più “a letto” in “camera” prima di alzarsi… Con che liofilizzato si fa colazione oggi? La tappa che ci attende è tosta, non tanto per i quasi 38 Km ma per i dislivelli e le temperature che ci attendono. Ieri è stata breve ma è confermato che siamo sopra le medie del periodo. Briefing di rito e start sbracciandoci all’indirizzo dell’elicottero per le riprese. Il fondo è compatto, si corre bene. Ecco il Check Point 1 (posto di controllo con rifornimento d’acqua), tra 6 Km iniziano le montagne, così in salita si può camminare … Si sale, il sentiero in cresta è stupendo e la discesa corribile., uno spasso! Ma il caldo cresce, prima del CP2 incontro Carlone, compagno di tenda e coetaneo, ma almeno 15 cm più alto di me… Camminiamo insieme fino al CP2 e ci vediamo superare dal Principe e Livia, una delle due italiane concorrenti, tosta e dai tratti somatici più scandinavi che siciliani… Ecco che inizia uno degli interminabili “piattoni”. Sono almeno 8 i Km di interminabile rettilineo per arrivare al CP3 e allo Jebel El Oftal dove ci aspettano 2 Km di salita al 25%, Carlone è in crisi e non riesce a correre. Mi dice di andare, lo saluto e proseguo. Di nuovo solo non c’è altro da fare che staccare il cervello e correre guardandosi i piedi… Ma quel pettorale lo conosco! Il 487, è Alcide! Come mai va così piano? Raggiunto mi dice che non sta bene, principi di vomito e mal di testa, è un colpo di sole ma può continuare. Anche lui mi dice di proseguire e che ci vedremo al bivacco. Lo saluto a malincuore ma non posso fare altro. Pieno d’acqua al CP3 ed inizia la salita di questa duna appoggiata ad una montagna. Il caldo è insopportabile, 45° come scoprirò la sera. È un calvario. Non ho mai fatto così tanta fatica in salita neanche ai 4800 m. del Monte Bianco! Finalmente riesco a mettere mani e piedi sulla roccia e il passo diventa più spedito, su questo terreno rendo meglio. Ma chi non ha esperienza alpinistica paga dazio, in questo punto saprò alla sera che ci sono stati parecchi ritirati, anche per infortunio. Un passo dopo l’altro e la cima è guadagnata, inizio la discesa con le gambe abbastanza fresche precedendo Livia che ho ritrovato in cima. Non è molto a suo agio su questi passaggi più alpini che desertici. Facciamo in compagnia gli ultimi chilometri, anche di dune, senza particolari problemi. Tagliamo il traguardo ringraziandoci a vicenda. Anche oggi non mi posso lamentare del risultato ma ho sempre l’impressione di esagerare e l’unghia dell’alluce destro è viola… l’avevo detto che le scarpe mi calzavano strane... Chissà come è messo Alcide. Le tende del bivacco non sono ancora pronte, ci hanno detto che i camion che le trasportavano si sono insabbiati e sono in ritardo. Nell’attesa ci si può stendere nelle tende infermeria e mi ritrovo di fianco uno dei due fratelli Ahansal, gli “extraterrestri marocchini” che hanno stravinto le ultime edizioni della M.d.S. In francese mi conferma che la tappa di oggi è stata molto dura. Meno male che faticano pure loro! Nella tenda 50, finalmente montata, ritrovo Alcide. Sapevo sarebbe comunque arrivato ma è molto provato. Stasera provvederò io alla raccolta dei legnetti per il fuoco e a scaldare l’acqua per i liofilizzati. Prima sorpresa serale dell’organizzazione: concerto d’archi con tenore giapponese. La location nel deserto è veramente pittoresca! Un occhiata alla tappa sul road book prima di dormire. Ci aspettano 41Km ed è la terza tappa, domani sera potò dire la mia sul pensiero del Principe…
12 Aprile. III tappa: JEBEL EL OFTAL®TALMAÏDERT – 41 Km non male il risotto al curry per colazione… Oggi la tappa è lunga. Potrebbe essere già giorno di bilanci, nelle gambe ci sono già oltre 60 Km… Vedremo… Partiti. Fino al CP1 no problem. Supero Lorena, l’altra italiana del gruppo, ex nazionale di 100 Km, mica pizza e fichi! Ieri in montagna l’avevo vista in crisi e le devo ancora le M&M’s che le avevo promesso per tirarla su di morale… Tra un po’ iniziano le dune prima del CP2. Ecco Carlone! Almeno in due camminando nella sabbia ci passa meglio e ci si può fare un po’ di foto! Queste sono dune vere, alcune saranno alte oltre 40m! Ma oggi fa veramente caldo, correre sta diventando insostenibile. Camminando arriverò, mi dico per rincuorarmi, dopo ma arriverò. Ogni tanto provo ad accelerare ma non c’è nulla da fare, oltre una caricatura di corsa leggera non riesco a spingere le gambe. Mi rassegno, camminando impiegherò due ore per arrivare al campo finale. Alcide è già arrivato da un bel po’, si è ripreso alla grande dal colpo di sole di ieri ed oggi è andato a schioppo. Lui alla classifica ci tiene… Chissà cos’anno pensato gli amici a casa consultando nel sito la classifica e vedendo che ieri ero arrivato prima di lui… Almeno questa soddisfazione l’ho avuta. Ma penso che se va avanti così rimarrà l’unica… La prova che oggi ha fatto veramente caldo è che stasera ci hanno dato una bottiglia d’acqua in più. Che lusso! Non so cosa darei per una birra! Ma ora ho pensieri più terreni, togliendomi la scarpa ho visto che l’unghia si è sollevata ed è piena di liquido… non fa male ma bisogna che vada in infermeria. Non so è stata una buona idea pesarmi, se la bilancia è giusta, dalla partenza i Kg persi sono almeno 5… Beh, intanto ho deciso: la paella è la mia busta liofilizzata preferita! Il sole alle 19:30 è gia tramontato per lasciare il posto ad una splendida falce di luna, forse capisco perché è uno dei simboli dell’africa islamica… Seconda sorpresa serale dell’Organizzazione: proiezione del filmato della partenza e della prima tappe: perché noi italiani dobbiamo sempre farci riconoscere cantando “O sole mio”? Ma a nanna presto! Domani c’è il tappone e sinceramente la tensione la sto sentendo un bel po’, se farà caldo come oggi non ci sarà da stare allegri per i 76 Km che ci aspettano… Mi rincuoro rileggendo le email che l’organizzazione ci fa pervenire, tramite il sito ufficiale, da amici e parenti a casa. Quando c’è la consegna serale sembra di essere soldati al fronte in attesa della posta da casa…
13/14 Aprile. IV Tappa: TALMAÏDERT®OUED AHSSIA -76 Km mmmh stamattina non ci siamo svegliati bene… non mi sento concentrato e le gambe non danno buoni segnali. Speriamo che in corsa testa e gambe si accordino… Stamattina il consueto scambio dell’in bocca al lupo con Alcide è particolarmente sentito, mi sa che ne avrò veramente bisogno, oggi non si può scherzare. Io e lui partiamo alle 9, mentre i primi 50 in classifica provvisoria alle 12:00. Tra questi, oltre ai big, c’è anche Checco, speriamo che mi prenda il più tardi possibile o che non lo faccia affatto… Partenza! Un po’ di montagna subito. Paradossalmente la salita, se rocciosa, è ben accetta perché camminando si recupera. Discesa in sabbia uno spasso, primo CP. Stamattina la busta di liofilizzato non l’ho digerita molto bene… ma oggi ne avrò tutto il tempo. Ecco che inizia uno di quei drittoni “spaccatesta” 12,5 Km perfettamente piani e rettilinei nel nulla pietroso. La prossima volta mi porto il lettore di Mp3 per vincere la noia… Il paesaggio è splendido ma troppo opprimente da guardare. I punti di riferimento sembra non si muovano mai per stimare il proprio avanzamento, meglio guardarsi le punte dei piedi. Così preservo anche la mia unghia malconcia da urti pericolosi. Finalmente il CP2! Non sono neanche più sicuro che fosse vero il tipo in motorino incrociato un po’ di tempo fa, chissà da dove veniva e soprattutto dove andava. Scene degne di “Marrakech Express”… Dal CP2 si svolta a nord, ora iniziano le dune, speriamo non siano troppo alte. Per ora si riesce ancora a correre, malgrado il caldo. La bandana bagnata sotto al cappello dà un minimo sollievo e le pastiglie saline, placebo o no, sembra funzionino. Le avessi prese anche ieri! Partendo tre ore dopo di me, in 6h 30 i due fratelli Ahnsal mi hanno già sorpassato, corrono che non sembra facciano fatica o sentano il caldo. Va bene che sono indigeni ma i 47° ci sono anche per loro! Ecco che mi passa anche Marco Olmo, forza! Ha 57 anni suonati ed è tra i primi dieci, tanto di cappello. Finalmente il CP3! Ora si dovrebbe svoltare ad ovest… Come ancora a nord?! Mi sono ricordato male il road book, ci sono altri 11 km di misto dune prima del CP4 e puntare quindi le montagne ad ovest… Camminando ecco anche il CP4, siamo a 4/7 di tappa. Ancora un po’ di dune poi dovrebbe esserci un ouad (corso d’acqua asciutto), poi dovrebbe essere più corribile. Mi sa che sia scoppiata una vescica sotto l’alluce, sinistro stavolta. Per fortuna brucia solo per 30 secondi… Ma non piove mai da queste parti? Un bell’acquazzone rinfrescante proprio no, eh? Invocazione accolta, non pioggia ma un velo di nubi che mitigano il caldo. Si può “correre”. Se mi vedessi sarei il primo a prendermi in giro ma tenere questa andatura da ”tapascione” significa almeno mezz’ora in meno tra un check point e l’altro. Eccomi al CP5, 5/7 di tappa, pieno d’acqua una barretta energetica e via. “Se non ti fermi, anche camminando avanzi”. È ciò che mi dico per vincere la tentazione di fare compagnia a chi si è coricato sotto le tende berbere montate nei check point. Il sole inizia a calare ed anche la temperatura. Le maltodestrine stanno entrando in circolo o è questa brezzolina quasi fresca che mi danno le forze per riuscire finalmente a correre? Guarda quanti concorrenti che camminano che ti supero! Finché ci riesco si tiene questo ritmo. Quando farà troppo buio vedremo se la lampada frontale sarà sufficiente ad evitare i pietroni. Intanto ho già messo la balise luminosa sul retro dello zaino. Quelle sui segnali fissi e degli altri concorrenti con l’aumentare del buio si vedono sempre meglio, anche per una talpa come me! Devo dare ragione a chi mi aveva detto cha alla Marathon des Sables è impossibile perdersi (in questa tappa si sono persi in 4, ritrovati dopo ore con l’elicottero…). Avevo già corso di notte alla Reunion ma qui il paesaggio è completamente diverso, anche come fascino. Ecco di nuovo la falce di luna. Ormai è buio, il CP6 è gia passato da un po’, sono nell’ultimo settimo di tappa. Ormai non riesco più a correre, dopo un paio di botte sull’unghia malandata, non mi resta altro che dare fondo alle ultime energie mentali e camminare fino al traguardo. Anche qui devo dare ragione alla persona di prima, finché la testa comanda il corpo obbedisce e non viceversa… Ecco il Checco! Peccato! Mi ha preso a pochi chilometri del traguardo, se fossi riuscito a correre di più… caldo a parte la prossima volta che ritorno alla M.d.S. occorrerà fare serie modifiche alla preparazione… Ma cosa sono quei due “cosi” bianchi? Non è il solito traguardo… Fortunatamente quello vero era nascosto da un rilievo un centinaio di metri dopo. Non mi ricordo più se li ho fatto di corsa, penso di no… 13 ore e 2 minuti il mio tempo di tappa. Come avevo fatto a stare in giro 31 ore alla Reunion? Su una cosa non sono d’accordo, sempre con quella persona, fino ad ora la Marathon des Sables si sta dimostrando molto più dura della Diagonal des Fous alla Reunion! Ma ora sono arrivato, i 76 Km sono fatti. Per qualche meccanismo mentale protettivo mi sembrano già lontani, quasi non li avessi fatti io. Magari ne parlerò con Franco, altro membro della tenda 50, persona squisita nonché psichiatra… Il benvenuto ed i complimenti di Lisa all’arrivo mi hanno proprio fatto piacere. È una delle poche italiane dell’Organizzazione e sicuramente la più carina! Non cerco neanche la tenda, vado direttamente in infermeria. Tanto lo stomaco è chiuso ermeticamente ,oltre all’R2 non va giù niente e la voglia di mettermi a spadellare è zero… Per fortuna il dottore che mi cura è bravo oltre che simpatico. Ora si può andare in branda. Alcide mi sente arrivare da lontano, chissà perché avvicinandomi mi sono messo a cantare una vecchia canzone di Guccini in modenese… Ci sono anche Carlone e Checco. Ci si fa una sacco di complimenti a vicenda, è una bella soddisfazione essere arrivati a ¾ di gara. Ora i chilometri in “saccoccia”, e nelle gambe, sono 183,5… Ho provato a dormire ma non c’è verso, il tasso di adrenalina è ancora troppo alto. Andrò al traguardo a vedere se arrivo qualche italiano. Che tempismo! Sono le 4:30 e chi ti becco? Paolo Zubani, il referente italiano dell’Organizzazione, ed il Varano! Ora della tenda 50 manca solo Franco, aveva i piedi messi male chissà dov’è, e quando arriverà… Ci penseremo domani, sembra che il sonno stia arrivando, finalmente… A metà mattina del 14 aprile (si hanno due giorni per completare il 76 Km) arriva anche Franco! Annunciato da Italo, cineoperatore che si muove con i mezzi dell’Organizzazione, siamo riusciti a fargli addirittura il picchetto d’onore quale ultimo italiano finischer del tappone! Quindi tra gli italiani non ci sono ritirati. Un po’ di sano campanilismo non guasta mai! È giovedì 14, giornata di riposo la chiamano… sotto le tende berbere fa un caldo bestia. Ci credo, sono nere! “Proprio adatte al deserto”, mi dico in contrasto con ogni mia reminiscenza di termologia! Col vento poi c’è sabbia ovunque ed è un’impresa tenerla dritta. Ci si consola con i pasti, oggi porzioni doppie! E chicca delle chicche si stappano i 250 cc di lambrusco che mi ero tenuto per l’occasione. Non se ne può più dell’acqua arricchita in sali che ci danno, ogni tipo di bevanda è in cima ai miei desideri come in quelli di molti partecipanti. Se in giro ci fosse un “ pusher” di idrolitina farebbe affari d’oro… Io, come promesso, mi accontento di “spacciare” M&M’s, malgrado le temperature sono integri e gustosissimi! Per tutto il giorno si vedono concorrenti che arrivano, questi si che sono eroi! È la stessa ammirazione che nutro per chi ha la costanza di correre una maratona in oltre 6 ore. Fa più fatica questa gente che i top runner da 2 ore e rotti… Finalmente è arrivata la sera, la giornata non passava più… Così domattina si può ripartire e riprendere a consumare i 62 Km che mancano a Tazzarine. C’è voglia di arrivare e stando fermi non passa di certo. Prima di coricarci altra sorpresa serale di Bauer&C: danzatrici del ventre! Non di soli liofilizzati vive il corridore del deserto! Il geometra Sparpaglione (altro personaggio della tenda 50) ne è talmente preso che non può fare a meno di buttarsi anche lui nelle danze. E con ottimi risultati! Almeno come ilarità suscitata…
15 Aprile. V Tappa: OUED AHSSIA®IRAOUN – 42.2 Km Penultima tappa. Ormai prepararsi la colazione sul fuoco è facile come farsi un cappuccino al bar… Ho voglia di rimettermi in marcia per avvicinarmi di più al traguardo finale, ma sento che c’è qualcosa che non va. Stamattina ci sono poco con la testa. Tanti pensieri si accavallano e molti sono negativi. Non è un buon atteggiamento per affrontare 42 km che già sono una distanza impegnativa sull’asfalto, figurarsi in questo ambiente. Comunque si parte. Le gambe sono di legno. Il “giorno di riposo” non mi ha fatto per niente bene … Arranco con un andatura da “tapascione” ma per fortuna fino al CP1 il percorso è facile e pianeggiante. E con tracce di “civiltà”. Ci sono palme e molti parallelepipedi color ocra classificabili come case per la presenza della parabola satellitare… Sto correndo veramente piano, me ne rendo conto anche senza sentirmi chiedere se sto bene dagli altri italiani che mi sorpassano. I primi giorni li passavo io, il Principe non si sbagliava… Devo stringere i denti perché più di così non riesco ad andare… CP2 ed ecco che si entra nella valle del Oued Taihbalt. Che flash vedere il verde del grano! Dopo una settimana di grigio e ocra il verde vegetale appare intensissimo, quasi innaturale. La strada che percorre quest’oasi è stupenda, in mezzo a palme e con tratti d’ombra, leggermente ondulata, sarebbe corribilissima. Non per me, sono costretto a camminare e la frustrazione aumenta. Sono talmente perso in questi mesti pensieri che a momenti sbatto letteralmente nel CP3. Tento un allungo per arrivarci in corsa ma il risultato è che inciampo in un pietrone e mi sa che mi sono pure preso una contrattura tentando di rimanere in piedi. Che coglione… Passiamo vicini a dei villaggi ed è pieno di bambini che chiedono “bon bon” e “chocolat”, rispondo continuamente che non ne ho, le M&M’s sono finite da un pezzo… No, le borracce non ve le posso regalare, mi servono…Gli ultimi 12,2 Km sono naturalmente uno dei soliti “drittoni” interminabili. Camminando passano anche questi. Riesco però a tagliare il traguardo di questa penultima penata tappa correndo, grazie agli incitamenti di Alcide che mi aspetta 200 metri prima della fine. 6h 53m dice il cronometro, è il doppio dei miei ultimi tempi in maratona… Non ne posso più! Sono in riserva di energie mentali, come farà Alcide ad andare sempre così forte e costante? Con i suoi 50 anni forse ha ragione Checco quando scherzando dice che è caduto nella fontana dell’eterna giovinezza… Mi conforta sapere che domani sera sarà tutto finito. Dormirò in un letto, mi farò una super doccia e saccheggerò il buffet del ristorante! Ancora 20 Km, un solo check point da punzonare. Impegnato nella fila per la medicazione ai piedi mi perdo l’ultimo spettacolo offerto dall’Organizzazione, questa volta pomeridiano, l’incontro di polo berbero. Chi la visto mi ha detto che di bello c’erano solo i cavalli… In tenda 50 ci siamo tutti, manca solo Franco, siamo preoccupati perché inizia a fare buio. Con i piedi a pezzi per lui deve essere una vera via crucis… Per fortuna, tardi, ma arriva anche lui. In tenda ci si mobilita tutti per accoglierlo come si deve, non vuole mangiare ma lo obblighiamo. Non vorrà mica sprecare questa gustosissima pastina in brodo? Prima di coricarmi esco per andare alla “toilette”. Ne approfitto per guardarmi in giro. Domani sera non vedrò più questi spazi così vasti, non vedrò più questa perfetta semisfera di stelle e non avrò più sabbia ovunque… Buonanotte.
16 Aprile. VI tappa: IRAOUN®TAZZARINE – 20 Km Ultima tappa. È proprio festa oggi! Insieme all’acqua stamattina ci hanno dato anche una lattina di Coca, fresca! Preparo lo zaino per l’ultima volta, l’alleggerimento del cibo consumato fino qui è compensato da un bel fossile che ho trovato ieri. Per 20 Km me lo posso anche portare, se era un trilobite me lo sarei caricato anche nella tappa da 76 Km! Si parte. Le gambe sono uno schifo.Oltre alla contrattura di ieri si fa risentire la periostite tibiale. Che catorcio…Ma non me ne frega niente. Oggi sono solo 20 Km, gli ultimi, e in un modo o nell’altro me li corro tutti. Devo pensare a quando sventolerò, al traguardo di Tazzarine, lo striscione che mi sono fatto stamattina con Carlone tagliando la sua tuta in carta. Ecco il check point, l’ultimo e gli ultimi 10 Km… “Guardati i piedi”-mi dico-“stai correndo su strati di calcare nero pieni di fossili”-“Non me ne importa niente”- mi rispondo-“voglio solo arrivare”. E prendere quella ragazzona inglese che continua a superarmi. Sarò sfatto ma anche in queste condizioni non posso farmi superare da una culona del genere! Pensieri gretti e maschilisti ma sto veramente raschiando il fondo del barile delle risorse psico-fisiche… No bambini, non ho nulla da regalarvi, men che meno gli occhiali…Grazie per gli incitamenti ma devo arrivare, non posso fermarmi. L’asfalto… 2Km all’arrivo… mi fa talmente male la tibia che sono costretto a correre sulla terra del ciglio perché l’impatto con la strada è troppo duro… Dai! dietro quella curva c’è il traguardo… Eccolo finalmente! Fuori lo striscione! Sento e intravedo Alcide che mi incita dalla transenna a destra. Taglio il traguardo sventolando un bolognesissimo e adeguato all’occasione “Socmel ben!!!” È finita!!! Saluto patron Bauer che, in teoria, dovrebbe accogliere ogni finischer. Mi stringe distrattamente la mano perché impegnato in un’intervista, str..zo… ma non me ne frega niente, sono arrivato. Ecco Carlone e Checco! Baci ed abbracci e foto di rito. Cerco Alcide ma nella confusione non lo trovo. Birra, voglio della birra! Anche il sacchetto per il pranzo, che lusso! È una festa con gli altri arrivati, gran pacche sulle spalle e abbracci. È un allegro casino che termina addormentandomi sul pullman che mi riporterà all’albergo a Ouarzazate, 170 Km in 4 ore…
In albergo sbarbati, lavati ed in abiti civili sembriamo altre persone. Ma siamo altre persone! Non solo per le facce scavate e cotte dal sole. Da un’esperienza del genere non si ritorna uguali a prima. Personalmente una settimana in queste condizioni estreme mi ha fatto capire, e non in modo indolore, quali sono i miei limiti fisici e mentali. Durante le interminabili tappe ho forse “viaggiato” di più con la testa che con i piedi sperimentando quello stato di lucidità estrema, sperimentato altre volte, che si realizza quando la mente si stacca dal corpo sopraffatto dalla fatica. E in questo stato ci si perde in voli pindarici incredibili… Sarò diventato un drogato di endorfine? Sarà per questo che scrivendo queste righe mi dico che voglio ripetere questa fantastica esperienza nel deserto al più presto? Chissà. Non sarà certo un unghia saltata via a scoraggiarmi, ricrescerà e ne ho ancora altre nove…


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                <title>Raid Sahara</title>
                <pubDate>Sun, 06 Feb 2005 00:00:00 GMT</pubDate>
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                      Raid Sahara 2005
Ovvero
Come correre in modo naif


Drin… drin… drin…
E’ il mio telefonino che squilla, come al solito nel momento peggiore; sono nero e imbufalito, la mia gamba sinistra è ancora bloccata per una brutta tendinite che mi sono procurato facendo cascate di ghiaccio.
E’ dall’8 di Dicembre che sono fermo ed oggi, che è il 9 di Gennaio, sono ancora bloccato.
“Pronto, chi parla?” -rispondo spazientito-.
“Ciao Checco sono Gigi, sto tornando dal Raid Blanc di Serre Chevalier” - che Dio ti fulmini maledetto, penso tra me-.
“Senti bello, non infierire, lo so che sei andato a Serre Chevalier a fare 30 km di trail nella neve ed io sono qui bloccato, allora come è andata?”
“Bello, divertente, anzi entusiasmante” - mi trattengo dal mettergli giù il telefono - “Non è per questo che ti telefono” -continua Gigi- “ma per parlarti di una corsa nel Deserto di cui ho preso i depliant qui”.
“Ah si?” -fingo di essere interessato-.
“Si, sono 210 km in 5 tappe in Mauritania, si chiama Raid Sahara, è la prima edizione”
Continuo a non eccitarmi più di tanto fino a che non arriva la fatidica domanda di Gigi:
“La facciamo?”
“Ma sei fuori?!” -rispondo stizzito- “E’ da un mese che non metto le scarpe da corsa e poi ad Aprile dovrei partire per la Marathon des Sables, sempre che mi rimetta in sesto”.
Poi, purtroppo, abbasso la guardia e faccio la domanda da non fare: “E…. quando sarebbe, ‘sta roba?”
“Oh, non preoccuparti, c’è tempo, si parte il 30 Gennaio e termina il 6 Febbraio, potrebbe essere per te un buon modo per riprendere a correre per la MdS” – ormai il Diavolo tentatore sa di avermi coinvolto.
“Ma significa tra 20 giorni!! Vabbè, fammi avere ‘sto depliant, ma sarà più dura del ferro che io la faccia” –replico io ma mi accorgo di non essere convincente.
“Dimmi qualcosa entro domani, perché il tempo stringe e sembra che ci siano solo più due posti che, verbalmente ho già bloccato” -mi incalza Gigi.
Questo è pazzo e sa di avere a che fare con un altro pazzo, penso io.
“Dai, fammici pensare, ciao”
“Ciao”
Non faccio in tempo a pigiare il tasto rosso del telefonino che già accendo il computer e digito sul motore di ricerca: Raid Sahara Mauritania.

Cos’è che spinge una persona a lanciare il cuore oltre l’ostacolo? La sfida, la novità, la curiosità, la mancanza di spazi o di sensazioni?
Non ho mai approfondito la cosa ma conosco il risultato: mando subito la mail per l’iscrizione.

Ho ancora uno scrupolo che mi voglio togliere, andrò a farmi dare un’occhiata alla gamba dall’amico,  e compagno di trail nella squadra de Gli Orsi, Fulvio Massa per sentire cosa ne pensa.
Non potevo trovare risposta più confortante:
“La tendinite è finita, per me puoi andare, non forzare e prendila come un’opportunità per visitare un paese nuovo e fare due passi ma, mi raccomando, SENZA SPINGERE”
“Si, si stai tranquillo, mi conosci” – è la mia risposta, che viene accolta con un sorriso di sufficienza.
Ora ho 20 giorni per mettere su uno straccio di piano di allenamento (o forse è meglio dire piano di recupero), fare le valigie e le vaccinazioni….
Accidenti, le vaccinazioni, devo fare la febbre gialla!! Chi la fa? Bisogna prenotare all’ASL che mi da appuntamento per il 24 Gennaio, 5 giorni prima di partire.
“Le solite Checcate” -commentano i miei amici- “la vaccinazione può dare febbri forti tra i 9 ed i 12 giorni successivi, Pirla!!” 
Bene, se dovesse accadere, accadrà mentre sarò in gara.
Che allenamento fare in così poco tempo e partendo da una convalescenza?
Proverò con il sistema AVIP (che è l’acronimo di: alla viva il parroco!), che consiste nell’uscire di casa alle 6,15 il mattino tutte le volte che ne avrò voglia per fare il giro che avrò, di volta in volta, voglia di fare. Non so se funzionerà per i muscoli ed i polmoni, sicuramente farà bene al morale.
E così si parte, quasi tutte le mattine, per i 15 giorni a seguire, per un giro di corsa al gelo.
“Ciao Pazzo!” – mi apostrofano amichevolmente gli addetti alla raccolta dei cassonetti che mi incontrano al buio e che ormai mi conoscono- “stamattina c’è meno 12, dova hai la prossima gara, al Polo Nord o in Himalaya?”
“Nel deserto del Sahara, in Mauritania” –rispondo io …. 
Vedo che ghignano e scuotono la testa.

Tempus fugit, dicevano i Romani, e fugge davvero; in men che non si dica mi ritrovo a fare le valigie ed a caricarle in auto, destinazione aereoporto di Marsiglia.

A Marsiglia prendiamo il volo proveniente da Parigi sul quale dovremmo incontrare gli altri 50 storditi che faranno la gara.
In aereo, preso posto, alzo le antenne per capire se ci sono altri Italiani oltre a me  e Gigi.
Eccoli: Pippo Ruffino e Salvo Catania, è facile riconoscerli, sono gli unici che fanno casino.
Ci sarà del vero negli stereotipi? Ci sarà, ci sarà …. Per fortuna.

Atterriamo e ci dirigiamo subito alle 4x4 che, la sera stessa, ci condurranno al campo nei pressi di Aderg.
Perdo il conto delle ore di jeep; finalmente, a tarda notte, arriviamo al campo, buttiamo giù le sacche, fuori i sacchi a pelo e immediatamente in tenda a dormire, domani alle 9 partirà la prima tappa e la cosa non mi esalta!

1° tappa 
Sveglia alle 6, la partenza sarà alle 9, il campo è stupendo, si partirà dalle dune di Maqteir ed i 30 km di aperitivo si svolgeranno tra pista dura nella prima parte e sabbia nella seconda.
E’ da considerarsi solo un assaggio ma, se il buon giorno si vede dal mattino, la giornata sarà impegnativa, corrono tutti come dei missili, l’andatura è spedita.
Patisco subito il ritmo degli altri, ma tengo duro.
Al traguardo, tanto per capire, chiedo i tempi in maratona di quelli che sono arrivati più o meno con me: Overcraft!! E’ tutta gente che batte sulle 2h45’…… prima o poi dovrò ben farla una maratona per vedere che tempo valgo!
Al campo, dopo la cura delle vesciche, ci si può dedicare al nutrimento, verdure cotte e pane, la sera cous cous.
Poco dopo arriva Gigi e poi ecco Salvo e Pippo.
Brutta notizia: Salvo ha un problema di tendinite ad un piede che gli toglie i sentimenti dal dolore (almeno in dialetto, in Piemonte, diciamo così). 
E’ teso, anche se non vorrebbe darlo a vedere, ma i suoi occhi chiari tradiscono la tristezza con la quale ci dice che non ce la fa a continuare.
Non valgono a nulla le nostre esortazioni a tenere duro, da uomo generoso e passionale qual è, al fine di non poter tornare sulle proprie decisioni, si disfa (a nostro vantaggio!!) di tutto ciò che gli servirebbe per la gara.
Le barrette, gli R2, i pezzetti di parmigiano, le nocciole ed addirittura le ghette passano dalle mani di Salvo alle nostre (quanto mi aiuteranno nel proseguio della gara questi doni… soprattutto le ghette).
Grazie Amico Salvo!!!!




La serata, quindi, è mesta, gli Italiani non fanno gli Italiani….. in sostanza non si canta!
Pippo invece, uno dei pochi Siciliani con la flemma di un businessman della City londinese, arriva al campo fresco come una rosa e subito si informa sui risultati che hanno fatto le sue “caprette piemontesi”, come a Lui piace chiamare me e Gigi.


2° tappa
Brr, che freddo il mattino, 7/8 gradi in maglietta perché corriamo con il solo Camelback e consegnamo i pile e le giacche alle jeep che ci precedono al campo.


Bella questa tappa, montagna e…… 40 km!
Si parte alle alle 7,30: salita su terreno roccioso, poi, 25 km nel cratere.
Un paesaggio lunare, comincia a fare caldo, sono veloce, sono quarto assoluto e vado, vado …..vado talmente tanto che salto un check point seguito da altri sei “Gonzi”; ciò ci varrà, a fine tappa, una bella mezz’ora di penalità.
Cocciuto mi fido della bussola ed esco dal cratere,gli altri sono dietro,  mmmh…… qui c’è da divertirsi, discesa sui sassi, il mio terreno preferito. 

 In effetti mi sembra di volare e ci credo talmente tanto che decollo davvero ed atterro di testa su uno di questi sassi “rasoio”. Mi rialzo e sento caldo sul viso, mi tampono con il berretto e, non è una gran sorpresa, sangue. Mi sono fatto un bel taglio, continuo a correre, tanto l’aria è secca ed il taglio si rimarginerà.
Al CP 3 faccio un figurone con le ragazze dell’assistenza, viso tutto imbrattato di sangue ed io, “stoicamente”, che continuo a correre.
Dai Checco! C’è ad aspettarti un bel rettilineo di 5 km di sabbia (che non ci abbandonerà più per i prossimi 150 km) e poi, finalmente, il traguardo.
Al traguardo una jeep mi carica e mi porta al campo, lì Salvo (di nuovo lui!!) prende un altro credito nei miei confronti perché mi cuce amorevolmente l’arcata sopraccigliare tagliata.
L’operazione è laboriosa perché la jeep che porta il filo e l’ago da sutura arriva dopo tre ore e l’altra  jeep, con la pinza per tirare l’ago, dopo sei.
Beh, ho un po’ di ore per mostrare i segni della battaglia.
Risultato, 5° di tappa, 2 punti ed un occhio nero….. un trionfo!!




3° tappa
Partenza ai piedi dell’albero dell’esploratore Theodore Monod, inizialmente il terreno è duro, poi maledetta sabbia molle e vento.
Dio! Come è molle questa sabbia, navighiamo tra le dune, per fortuna non alte, cerchiamo il CP2 che non è troppo evidente così come il CP 3, non voglio più penalità grazie!
L’arrivo è nella città carovaniera di Ouadane, la città dei sapienti.
Da questa sera facciamo gli Italiani, estraiamo dal cuore O Sole Mio, l’inno di Mameli ed Azzurro, ora si che non ce n’è più per nessuno, siamo nella unica gara che vinceremo (quella canora).
Domani riposo e turismo culturale, dopodomani il tappone.
Tutto bene? Beh, non completamente, stiamo in apprensione fino alle 10 della sera perché una ragazza francese, Isabelle, si è persa e viene ritrovata grazie alle Jeep ed alla lucina della sua frontale.
Bon, tutto è bene quel che finisce bene.

4° tappa
62 km, i primi 30 su percorso veloce e rullante.
Parto con Gigi che, progressivamente, impara a mangiare ed a bere in gara migliorando di conseguenza i suoi crono.
Corriamo bene insieme, parliamo poco ma, in una tappa così dura, in qualche modo ci si fa compagnia.
Dopo un duro passo, al 40° km attraversiamo il villaggio di Gnelba, poche capanne fatte con i rami, il mondo si è fermato a mille anni fa, non i sorrisi degli abitanti, fieri , dolci ed invitanti…. Mi vengono i lucciconi a ripensare ai visi di quei bimbi che guardavano quei marziani con il tubetto dell’acqua che scendeva dalle spalle.
Mi fermo al CP 4 ad aspettare Martin l’olandese, che è dietro me di qualche minuto, ci raggiunge ed inspiegabilmente comincia a fare dei cambi di ritmo.
“Questo è scemo!” -penso tra me-.
Il risultato è che Gigi non regge ai cambi e ci saluta ed io, a 2 km dall’arrivo, avendo gestito male l’alimentazione negli ultimi km, mi sento stanco e rallento per mangiare.
Al cavaliere olandese non pare vero di dare una mazzata a quel pirla di Italiano che l’ha aspettato e, come mi vede in crisi, spara tutto quel che ha e mi stacca di 2 minuti.
Beh, anche questa è esperienza.
Oh Sole Miooooo.

5° tappa
L’ultima, 35 km, sabbiosa, sabbiosa e sabbiosa, non ne ho quasi più voglia!
Parto bene, come sempre, sul duro per poi cedere progressivamente sulla sabbia ma, questa volta, gli organizzatori hanno un’idea fantastica….. tagliano gli ultimi 5 km di dune e ci piazzano il traguardo insperabilmente più vicino; i cinque km tolti avrebbero permesso a Fabien (fortissimo e giovane atleta con un bel 2h34’ in Maratona) di superarmi.
Peccato Fabien, bravo Checco!!
Questo regalo mi permette di mantenere stretta la mia settima posizione assoluta, ho corso i 210 km a 5’30” a km, non male per essere un allenamento!!
Gigi termina quattordicesimo, super!
“Brave le mie caprette” –urla Pippo al traguardo.

E Salvo?
Beh, Salvo si è difeso da par suo.
Dopo aver giocato a fare il Medico Chirurgo nella seconda tappa con il mio sopracciglio, ed aver fatto riposare il piede, si è ripreso alla grande ricominciando a correre.
Incredibile! Me lo vedevo spuntare di colpo da una duna con uno zaino himalayano sulle spalle, mi si metteva al fianco e mi dava i distacchi da chi mi precedeva spronandomi a raggiungerli.
Da non credere, sempre di corsa, alle volte in senso opposto a noi ancora in gara, alle volte al nostro fianco, sempre seguito da un nugolo di bambini.
Quanti segreti mi ha rivelato, quanto aiuto mi ha dato.
Grazie Salvo, mi serviranno anche alla MdS.

Oh Sole Miooooo.

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