Raid Sahara [Vedi dettaglio]Sabbia e rocce. 7° Assoluto
Raid Sahara 2005
Ovvero
Come correre in modo naif
Drin… drin… drin…
E’ il mio telefonino che squilla, come al solito nel momento peggiore; sono nero e imbufalito, la mia gamba sinistra è ancora bloccata per una brutta tendinite che mi sono procurato facendo cascate di ghiaccio.
E’ dall’8 di Dicembre che sono fermo ed oggi, che è il 9 di Gennaio, sono ancora bloccato.
“Pronto, chi parla?” -rispondo spazientito-.
“Ciao Checco sono Gigi, sto tornando dal Raid Blanc di Serre Chevalier” - che Dio ti fulmini maledetto, penso tra me-.
“Senti bello, non infierire, lo so che sei andato a Serre Chevalier a fare 30 km di trail nella neve ed io sono qui bloccato, allora come è andata?”
“Bello, divertente, anzi entusiasmante” - mi trattengo dal mettergli giù il telefono - “Non è per questo che ti telefono” -continua Gigi- “ma per parlarti di una corsa nel Deserto di cui ho preso i depliant qui”.
“Ah si?” -fingo di essere interessato-.
“Si, sono 210 km in 5 tappe in Mauritania, si chiama Raid Sahara, è la prima edizione”
Continuo a non eccitarmi più di tanto fino a che non arriva la fatidica domanda di Gigi:
“La facciamo?”
“Ma sei fuori?!” -rispondo stizzito- “E’ da un mese che non metto le scarpe da corsa e poi ad Aprile dovrei partire per la Marathon des Sables, sempre che mi rimetta in sesto”.
Poi, purtroppo, abbasso la guardia e faccio la domanda da non fare: “E…. quando sarebbe, ‘sta roba?”
“Oh, non preoccuparti, c’è tempo, si parte il 30 Gennaio e termina il 6 Febbraio, potrebbe essere per te un buon modo per riprendere a correre per la MdS” – ormai il Diavolo tentatore sa di avermi coinvolto.
“Ma significa tra 20 giorni!! Vabbè, fammi avere ‘sto depliant, ma sarà più dura del ferro che io la faccia” –replico io ma mi accorgo di non essere convincente.
“Dimmi qualcosa entro domani, perché il tempo stringe e sembra che ci siano solo più due posti che, verbalmente ho già bloccato” -mi incalza Gigi.
Questo è pazzo e sa di avere a che fare con un altro pazzo, penso io.
“Dai, fammici pensare, ciao”
“Ciao”
Non faccio in tempo a pigiare il tasto rosso del telefonino che già accendo il computer e digito sul motore di ricerca: Raid Sahara Mauritania.
Cos’è che spinge una persona a lanciare il cuore oltre l’ostacolo? La sfida, la novità, la curiosità, la mancanza di spazi o di sensazioni?
Non ho mai approfondito la cosa ma conosco il risultato: mando subito la mail per l’iscrizione.
Ho ancora uno scrupolo che mi voglio togliere, andrò a farmi dare un’occhiata alla gamba dall’amico, e compagno di trail nella squadra de Gli Orsi, Fulvio Massa per sentire cosa ne pensa.
Non potevo trovare risposta più confortante:
“La tendinite è finita, per me puoi andare, non forzare e prendila come un’opportunità per visitare un paese nuovo e fare due passi ma, mi raccomando, SENZA SPINGERE”
“Si, si stai tranquillo, mi conosci” – è la mia risposta, che viene accolta con un sorriso di sufficienza.
Ora ho 20 giorni per mettere su uno straccio di piano di allenamento (o forse è meglio dire piano di recupero), fare le valigie e le vaccinazioni….
Accidenti, le vaccinazioni, devo fare la febbre gialla!! Chi la fa? Bisogna prenotare all’ASL che mi da appuntamento per il 24 Gennaio, 5 giorni prima di partire.
“Le solite Checcate” -commentano i miei amici- “la vaccinazione può dare febbri forti tra i 9 ed i 12 giorni successivi, Pirla!!”
Bene, se dovesse accadere, accadrà mentre sarò in gara.
Che allenamento fare in così poco tempo e partendo da una convalescenza?
Proverò con il sistema AVIP (che è l’acronimo di: alla viva il parroco!), che consiste nell’uscire di casa alle 6,15 il mattino tutte le volte che ne avrò voglia per fare il giro che avrò, di volta in volta, voglia di fare. Non so se funzionerà per i muscoli ed i polmoni, sicuramente farà bene al morale.
E così si parte, quasi tutte le mattine, per i 15 giorni a seguire, per un giro di corsa al gelo.
“Ciao Pazzo!” – mi apostrofano amichevolmente gli addetti alla raccolta dei cassonetti che mi incontrano al buio e che ormai mi conoscono- “stamattina c’è meno 12, dova hai la prossima gara, al Polo Nord o in Himalaya?”
“Nel deserto del Sahara, in Mauritania” –rispondo io ….
Vedo che ghignano e scuotono la testa.
Tempus fugit, dicevano i Romani, e fugge davvero; in men che non si dica mi ritrovo a fare le valigie ed a caricarle in auto, destinazione aereoporto di Marsiglia.
A Marsiglia prendiamo il volo proveniente da Parigi sul quale dovremmo incontrare gli altri 50 storditi che faranno la gara.
In aereo, preso posto, alzo le antenne per capire se ci sono altri Italiani oltre a me e Gigi.
Eccoli: Pippo Ruffino e Salvo Catania, è facile riconoscerli, sono gli unici che fanno casino.
Ci sarà del vero negli stereotipi? Ci sarà, ci sarà …. Per fortuna.
Atterriamo e ci dirigiamo subito alle 4x4 che, la sera stessa, ci condurranno al campo nei pressi di Aderg.
Perdo il conto delle ore di jeep; finalmente, a tarda notte, arriviamo al campo, buttiamo giù le sacche, fuori i sacchi a pelo e immediatamente in tenda a dormire, domani alle 9 partirà la prima tappa e la cosa non mi esalta!
1° tappa
Sveglia alle 6, la partenza sarà alle 9, il campo è stupendo, si partirà dalle dune di Maqteir ed i 30 km di aperitivo si svolgeranno tra pista dura nella prima parte e sabbia nella seconda.
E’ da considerarsi solo un assaggio ma, se il buon giorno si vede dal mattino, la giornata sarà impegnativa, corrono tutti come dei missili, l’andatura è spedita.
Patisco subito il ritmo degli altri, ma tengo duro.
Al traguardo, tanto per capire, chiedo i tempi in maratona di quelli che sono arrivati più o meno con me: Overcraft!! E’ tutta gente che batte sulle 2h45’…… prima o poi dovrò ben farla una maratona per vedere che tempo valgo!
Al campo, dopo la cura delle vesciche, ci si può dedicare al nutrimento, verdure cotte e pane, la sera cous cous.
Poco dopo arriva Gigi e poi ecco Salvo e Pippo.
Brutta notizia: Salvo ha un problema di tendinite ad un piede che gli toglie i sentimenti dal dolore (almeno in dialetto, in Piemonte, diciamo così).
E’ teso, anche se non vorrebbe darlo a vedere, ma i suoi occhi chiari tradiscono la tristezza con la quale ci dice che non ce la fa a continuare.
Non valgono a nulla le nostre esortazioni a tenere duro, da uomo generoso e passionale qual è, al fine di non poter tornare sulle proprie decisioni, si disfa (a nostro vantaggio!!) di tutto ciò che gli servirebbe per la gara.
Le barrette, gli R2, i pezzetti di parmigiano, le nocciole ed addirittura le ghette passano dalle mani di Salvo alle nostre (quanto mi aiuteranno nel proseguio della gara questi doni… soprattutto le ghette).
Grazie Amico Salvo!!!!
La serata, quindi, è mesta, gli Italiani non fanno gli Italiani….. in sostanza non si canta!
Pippo invece, uno dei pochi Siciliani con la flemma di un businessman della City londinese, arriva al campo fresco come una rosa e subito si informa sui risultati che hanno fatto le sue “caprette piemontesi”, come a Lui piace chiamare me e Gigi.
2° tappa
Brr, che freddo il mattino, 7/8 gradi in maglietta perché corriamo con il solo Camelback e consegnamo i pile e le giacche alle jeep che ci precedono al campo.
Bella questa tappa, montagna e…… 40 km!
Si parte alle alle 7,30: salita su terreno roccioso, poi, 25 km nel cratere.
Un paesaggio lunare, comincia a fare caldo, sono veloce, sono quarto assoluto e vado, vado …..vado talmente tanto che salto un check point seguito da altri sei “Gonzi”; ciò ci varrà, a fine tappa, una bella mezz’ora di penalità.
Cocciuto mi fido della bussola ed esco dal cratere,gli altri sono dietro, mmmh…… qui c’è da divertirsi, discesa sui sassi, il mio terreno preferito.
In effetti mi sembra di volare e ci credo talmente tanto che decollo davvero ed atterro di testa su uno di questi sassi “rasoio”. Mi rialzo e sento caldo sul viso, mi tampono con il berretto e, non è una gran sorpresa, sangue. Mi sono fatto un bel taglio, continuo a correre, tanto l’aria è secca ed il taglio si rimarginerà.
Al CP 3 faccio un figurone con le ragazze dell’assistenza, viso tutto imbrattato di sangue ed io, “stoicamente”, che continuo a correre.
Dai Checco! C’è ad aspettarti un bel rettilineo di 5 km di sabbia (che non ci abbandonerà più per i prossimi 150 km) e poi, finalmente, il traguardo.
Al traguardo una jeep mi carica e mi porta al campo, lì Salvo (di nuovo lui!!) prende un altro credito nei miei confronti perché mi cuce amorevolmente l’arcata sopraccigliare tagliata.
L’operazione è laboriosa perché la jeep che porta il filo e l’ago da sutura arriva dopo tre ore e l’altra jeep, con la pinza per tirare l’ago, dopo sei.
Beh, ho un po’ di ore per mostrare i segni della battaglia.
Risultato, 5° di tappa, 2 punti ed un occhio nero….. un trionfo!!
3° tappa
Partenza ai piedi dell’albero dell’esploratore Theodore Monod, inizialmente il terreno è duro, poi maledetta sabbia molle e vento.
Dio! Come è molle questa sabbia, navighiamo tra le dune, per fortuna non alte, cerchiamo il CP2 che non è troppo evidente così come il CP 3, non voglio più penalità grazie!
L’arrivo è nella città carovaniera di Ouadane, la città dei sapienti.
Da questa sera facciamo gli Italiani, estraiamo dal cuore O Sole Mio, l’inno di Mameli ed Azzurro, ora si che non ce n’è più per nessuno, siamo nella unica gara che vinceremo (quella canora).
Domani riposo e turismo culturale, dopodomani il tappone.
Tutto bene? Beh, non completamente, stiamo in apprensione fino alle 10 della sera perché una ragazza francese, Isabelle, si è persa e viene ritrovata grazie alle Jeep ed alla lucina della sua frontale.
Bon, tutto è bene quel che finisce bene.
4° tappa
62 km, i primi 30 su percorso veloce e rullante.
Parto con Gigi che, progressivamente, impara a mangiare ed a bere in gara migliorando di conseguenza i suoi crono.
Corriamo bene insieme, parliamo poco ma, in una tappa così dura, in qualche modo ci si fa compagnia.
Dopo un duro passo, al 40° km attraversiamo il villaggio di Gnelba, poche capanne fatte con i rami, il mondo si è fermato a mille anni fa, non i sorrisi degli abitanti, fieri , dolci ed invitanti…. Mi vengono i lucciconi a ripensare ai visi di quei bimbi che guardavano quei marziani con il tubetto dell’acqua che scendeva dalle spalle.
Mi fermo al CP 4 ad aspettare Martin l’olandese, che è dietro me di qualche minuto, ci raggiunge ed inspiegabilmente comincia a fare dei cambi di ritmo.
“Questo è scemo!” -penso tra me-.
Il risultato è che Gigi non regge ai cambi e ci saluta ed io, a 2 km dall’arrivo, avendo gestito male l’alimentazione negli ultimi km, mi sento stanco e rallento per mangiare.
Al cavaliere olandese non pare vero di dare una mazzata a quel pirla di Italiano che l’ha aspettato e, come mi vede in crisi, spara tutto quel che ha e mi stacca di 2 minuti.
Beh, anche questa è esperienza.
Oh Sole Miooooo.
5° tappa
L’ultima, 35 km, sabbiosa, sabbiosa e sabbiosa, non ne ho quasi più voglia!
Parto bene, come sempre, sul duro per poi cedere progressivamente sulla sabbia ma, questa volta, gli organizzatori hanno un’idea fantastica….. tagliano gli ultimi 5 km di dune e ci piazzano il traguardo insperabilmente più vicino; i cinque km tolti avrebbero permesso a Fabien (fortissimo e giovane atleta con un bel 2h34’ in Maratona) di superarmi.
Peccato Fabien, bravo Checco!!
Questo regalo mi permette di mantenere stretta la mia settima posizione assoluta, ho corso i 210 km a 5’30” a km, non male per essere un allenamento!!
Gigi termina quattordicesimo, super!
“Brave le mie caprette” –urla Pippo al traguardo.
E Salvo?
Beh, Salvo si è difeso da par suo.
Dopo aver giocato a fare il Medico Chirurgo nella seconda tappa con il mio sopracciglio, ed aver fatto riposare il piede, si è ripreso alla grande ricominciando a correre.
Incredibile! Me lo vedevo spuntare di colpo da una duna con uno zaino himalayano sulle spalle, mi si metteva al fianco e mi dava i distacchi da chi mi precedeva spronandomi a raggiungerli.
Da non credere, sempre di corsa, alle volte in senso opposto a noi ancora in gara, alle volte al nostro fianco, sempre seguito da un nugolo di bambini.
Quanti segreti mi ha rivelato, quanto aiuto mi ha dato.
Grazie Salvo, mi serviranno anche alla MdS.
Oh Sole Miooooo.







